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 | Racconti : Purezza di un amore |  |  | | 
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armandoc Scrivere "Due volti rosei si volsero alla luce di una languida lampada. Due ragazzi stavano gustando lo spettacolo della sera che arrivava e l’aria fresca ma non ancora troppo frizzante. Più e più volte si erano trovati in quel recesso per fare due chiacchiere in pace a scambiarsi innocenti segreti di innamorati. Ci sono ferite che guariscono solo col balsamo del cuore. Era una vera donna lei, non come tante farfalline senza femminilità che si vedono in giro, che mettono in mostra ciò che non hanno. Lei bramava di saper tutto, di perdonare tutto se mai si fosse innamorato di lei, fargli dimenticare ogni ricordo del passato. Forse allora lui l’avrebbe abbracciata, da vero uomo, premendo contro di sé il suo morbido corpo, e l’avrebbe amata, la sua fanciullina, solo perché è lei. Quando la vide avvicinarsi lei gli vide tirar fuori le mani di tasca e mettersi a giocherellare nervosamente con qualcosa, guardando avanti a sé. Per quanto indovinasse la sua indole passionale, lei gli vedeva anche un assoluto dominio di sé. Un momento prima era là, affascinato da una bellezza che gli aveva fatto spalancare gli occhi, e il momento seguente era un posato giovane dall’espressione grave, il dominio di sé impresso in ogni tratto della sua distinta figura. Lui le appoggiò la guancia sui capelli, le accarezzò la schiena come se fosse una bambina. Avrebbe voluto rimanere così per sempre anche se il un po’ di paura l’assalì. Quando inclinò la testa lui la baciò. No, non era spaventoso. E non c’era nulla di minaccioso, di violento e di incontrollabile. Quel bacio era un piacere condiviso. Le labbra si dischiusero, lei percepì il tocco della punta della lingua e si irrigidì. Le solleticò le labbra fino a quando la sentì rilassarsi e le succhiò il labbro inferiore. Una leggera vertigine la colse all’improvviso. “Cosa c’è?” disse “Socchiudi la bocca.” Sentì la lingua che le sfiorava le labbra, passava sui denti e si insinuava in bocca. Lei si scostò, alzò di nuovo il viso e chiuse gli occhi. Dopo un momento sentì la bocca che cercava la sua. Aprì le labbra, esitò e poi, nervosamente, gli insinuò la lingua tra i denti. Fu colta da una sensazione di rapimento; l’assalì l’impulso di trattenerlo, di toccargli la pelle e i capelli, sentire i suoi muscoli e le sue ossa, essere in lui e averlo dentro di sé. Quando le lingue si incontrarono anziché essere imbarazzata e sentire repulsione, provò un gemito di piacere in quel gesto così intimo. Ansimavano entrambi. Lui le prese la testa tra le mani, lei gli accarezzò le braccia, il dorso, i fianchi, i muscoli contratti. Il cuore le martellava nel petto. Finalmente interruppe il bacio e cercò di riprendere respiro. Lo guardò. Era rosso in viso e affannato, e sul suo volto ardeva il desiderio. Dopo un momento si chinò di nuovo verso lei ma, invece di baciarle la bocca, le alzò il mento le baciò la pelle delicata della gola. Le sfuggì un gemito di piacere. Lui allora abbassò ancor più la testa e le passò le labbra sulla curva del seno. I capezzoli erano inturgiditi sotto la leggera camicia, ed erano insopportabilmente sensibili. Le chiuse le labbra su un capezzolo e lei sentì sulla pelle il calore del respiro. “Piano”, mormorò timorosa. Le baciò il capezzolo attraverso la stoffa della leggera camicia, ma per quanto fosse delicata, lei provò una sensazione intensa di piacere come se l’avesse morsa. Poi le si inginocchiò davanti. Gli premette il viso contro il grembo. Fino a quel momento tutte le sensazioni si erano concentrate sui seni: ma adesso, all’improvviso sentiva il fremito discenderle verso l’inguine. Prese il bordo della camicia ed iniziò a sollevarla fino alla vita, si sporse e la baciò dolcemente, proprio là, come se fosse la cosa più adorabile del mondo. Lei si inginocchiò di fronte a lui. Ansimava come se avesse corso per un’ora. Lo voleva. Aveva la gola inaridita dal desiderio. Gli posò le mani sulle ginocchia, e ne insinuò una dentro i pantaloni. Non avevo mai toccato un uomo: era caldo e asciutto e duro come il legno. Lui chiuse gli occhi ed emise un gemito dal profondo della gola mentre lei lo esplorava con la punta delle dita. Gli sollevò la maglia, si chinò e lo baciò come lui l’aveva baciata, con un tocco lieve delle labbra. All’improvviso provò il desiderio di mostrargli il seno, e si alzò di nuovo. Lui aprì gli occhi mentre lei si sfilava la camicia buttandola via. Adesso era completamente nuda. Era un po’ intimidita, ma era una sensazione piacevole, deliziosa e indecente. Le fissava i seni come se fosse ipnotizzato. “Sono bellissimi”, disse. Tese la mano destra e le toccò il seno sinistro, dolcemente. Lei abbasso gli occhi per guardare, ma desiderò che quel tocco diventasse un po’ più deciso. Gli prese le mani e se le premette sui seni. “Più forte” disse, “voglio sentirti di più”. Quelle parole lo accesero. Le strinse i seni, le prese i capezzoli tra le dita e li pizzicò, abbastanza per farle un po’ male. La sensazione la fece impazzire. Non pensò più a nulla, completamente dominata dal contatto dei loro corpi. “Spogliati” disse lei, “voglio guardarti”. Allora si tolse tutto e le si inginocchiò davanti. Era bianco e magro con le spalle e i fianchi ossuti, solido e agile, giovane e fresco. Provò l’impulso di baciargli il petto. Si protese e gli passò le labbra sui capezzoli piatti che si contrassero, così come si erano contratti i suoi. Li succhiò dolcemente, per fargli provare lo stesso piacere che lui le aveva dato. Le accarezzò i capelli. Voleva sentirlo dentro di sé. Gli prese la mano e se la mise tra le gambe. “Toccami” disse, “toccami anche dentro”. Dopo averla vista gemere per il piacere le si stese sopra, appoggiandosi su un gomito e le baciò la bocca. Lei lo senti penetrare un po’ e poi fermarsi. Lo senti di nuovo spingere. Le fece più male di quanto si aspettasse, ma fu solo per un momento; poi si senti meravigliosamente. Lo guardò. Lui si tirò indietro un poco, spinse di nuovo, e spinse anche lei. Cominciò a muoversi ritmicamente. Gli affondi continui le facevano scorrere un palpito di piacere nell’inguine. Sentiva i piccoli ansiti eccitati che le sfuggivano ogni volta che i loro corpi s’incontravano. Lui si abbassò, le toccò i capezzoli col petto e lei sentì il suo alito caldo. Gli affondò le dita nella schiena forte. Gli ansiti si mutarono in grida. Provò l’impulso di baciarlo, gli affondò le mani tra i capelli e l’attirò più vicino. Gli baciò le labbra con forza, gli insinuò la lingua nella bocca e si mosse più in fretta. Sentirlo dentro di sé mentre gli teneva la lingua in bocca la stravolgeva di piacere. Poi un grande spasimo la scosse e gridò più forte. Aprì le palpebre, lo guardò negli occhi e un’ondata l’assalì, e poi un’altra, quindi lo sentì sconquassato da una convulsione. Anche lui gridò e nello stesso momento si sentì un fiotto caldo dentro. E si accese ancora di più, e il piacere la scosse tante volte che perse il conto fino a che la sensazione iniziò a svanire. A poco a poco lui si abbandonò, inerte e immobile. Era troppo esausta per parlare o per muoversi, ma sentiva il peso gravarle addosso, i fianchi ossuti premere sui suoi, il petto che premeva contro i suoi seni morbidi, la bocca vicino l’orecchio. Il respiro divenne leggero e regolare, il corpo si rilassò completamente. Si era addormentato disteso su di lei. Con un movimento gli si avvicinò al volto. Unì le labbra alle sue e lesse in quel viso rilassato il significato di quei momenti. Non era pesante. Avrebbe voluto che rimanesse così per sempre, addormentato sopra di lei. Chiuse gli occhi. Si era arresa a lui, anima e corpo, di nulla consapevole al mondo. Quei momenti le premevano il cervello come se fossero stati il veicolo di un vago discorso; e tra essi sentì una pressione dolce e misteriosa, più tenebrosa del languore del peccato, più morbida di un suono o di un odore. E subito dopo lo seguì nel sonno.
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| | | Postato da naphta il Giovedì, 19 novembre @ 11:49:11 CET (20 letture) (Leggi Tutto... | 1 commento | Voto: 4.66) | | |  |  |  |  |
 | Racconti : Racconti: La storia di Luca - Cap. XI |  |  | | 
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newwhitebear Scrivere "Simona si sentiva leggera, stanca ma appagata dalla lunga chiacchierata notturna. La mente era nitida come uno specchio appena tirato a lucido, mentre tutti i pensieri erano volati via col sorgere del sole. Maria l’ascoltava attenta mentre sorseggiava un caffè ormai freddo ed annuiva convinta. Percepiva un cambiamento benefico nella ragazza, come se l’involucro protettivo nel quale era avvolta mostrasse le prime fattezze di quello che sarebbe diventata tra non molto. Lei conosceva tutta la storia di Simona, anche se non ne aveva mai parlato direttamente, perché Lina ne aveva narrato tutti i particolari. Il padre aveva strepitato a lungo tentando di intercettare la cognata per conoscere il nascondiglio della bambina. Però era stato dissuaso dalla minaccia di uno scandalo, che avrebbe travolto tutti e lui per primo. Il destino aveva dato una mano alla zia, perché il padre una notte, tornando a casa ubriaco, era stato travolto da un auto. La sorella, sempre più debole psichicamente, non aveva retto alla perdita del marito, dapprima richiudendosi in un mutismo esasperato, poi suicidandosi per il rimorso di non averlo contrastato efficacemente. "
| | | Postato da sunrise il Venerdì, 17 luglio @ 22:03:40 CEST (85 letture) (Leggi Tutto... | 6217 bytes aggiuntivi | 1 commento | Racconti | Voto: 4.5) | | |  |  |  |  |
 | Racconti : Racconti: Micol - parte 2 |  |  | | 
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newwhitebear Scrivere "Konnie era un ragazzetto di sei o sette anni, quando lo conobbe, frequentava la scuola elementare, dove aveva imparato qualche rudimento di italiano, che non aveva avuto molte occasioni di usare prima dell’arrivo di Micol. Era biondissimo con occhi azzurri slavati, molto più alto di lei, che era di statura bassa e fragile come una soprammobile di cristallo. Lei aveva i capelli nerissimi con due splendidi occhi verdi che davano luminosità ad un viso anonimo. Suo padre, Rubens, si domandava da quale componente della famiglia avesse acquisito quegli occhi, poiché loro e i parenti li avevano nocciola o una tonalità leggermente più scura. Rideva quando diceva questo a Vittoria, sua madre, che si rabbuiava in viso prima di esplodere come un vulcano in eruzione. Micol allora non capiva perché la madre alzasse il tono della voce prima di andarsene di sopra nella sua stanza sbattendo le porte.
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| | | Postato da sunrise il Domenica, 12 luglio @ 23:36:28 CEST (60 letture) (Leggi Tutto... | 8204 bytes aggiuntivi | 2 commenti | Racconti | Voto: 4.75) | | |  |  |  |  |
 | Racconti : Racconti: L'incanto di Venezia |  |  | | 
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orchideanera Scrivere "

Là davanti Venezia, tormentata di pioggia, nel silenzio apparente e nel buio, nei passi affrettati di istanti vuoti, in quella luce che cambia, sgretola certezze,in un passaggio dalla veglia al sonno, suntuosa e luccicante, scontrosa e magnetica in uno strano progetto di infelicità, con mille sogni in fondo alla sua schiena di cristallo. E’ superstite per sempre, quando penetra nel mio corpo e nel mio cuore, e si ferma lì vorace, carezzevole nelle sue estasi di città di morte e d’amore, mi copre lenta con le sue illusioni, disincantata, grigia come il suo cielo, stagliata obliqua, fredda e senz’anima nell’incanto della laguna, cupa bellezza di ombre sbiadite. Si carica di memoria in quelle calli strette dove tutto può accadere, anche la vita,in un guazzabuglio di vicoli tortuosi che si aprono improvvisamente su squarci di cielo e di mare. Venezia, sinfonia e cornice, di canali fruscianti e maestosi palazzi ,con l’inganno di una luce a volte violenta come un coltello, a volte pallida, intermittente sulle onde. Quadri impressi nella mia memoria, assordanti e desolati, scolpiti in loquaci desideri, Venezia ansimante e spezzata, sobria e volubile, obliqua e incosciente, in quella melodia languidamente felice di dedali e approdi sempre diversi. Qui dove la commedia diventa rapidamente dramma, si vive di bellezza divina, di amici e nemici, di amori di sperma, saliva e dolore. Il tutto mischiato nella pietra, in un equilibrio impreciso in bilico sul tempo, nella fissità feroce di palazzi che inghiottono ogni cosa, secche alghe sulla laguna nera. Accarezzo i drammatici rilievi delle chiese, i loro contrasti cupi e accesi,neri e dorati, e mi toccano le sue notti romantiche che si plasmano sugli sbuffi dei vaporetti, oltre il rumore dell’acqua, l’occhio fisso in quell’onnipotenza divina, il barocco del tutto e del nulla. Ci conquista facilmente Venezia,ricettiva e umida,nella sua innata eleganza, dischiusa al piacere come un anemone marino, furtiva e impaurita nella fragile timidezza dei sui colori pastello, sottomessa al tempo,alla forza del passato, al torpore di lunghe sere di fine estate. E’ ricordo Venezia, uno strano posto per cercare la carne di un amore reale, stagliata tra spume e scie d’acqua, nuotatrice tra sogni evanescenti e cupole dorate, drammatica nei suoi giorni sempre uguali, dannata nelle sue lacrime d’acqua, nel turbinio di un’irritante dolcezza, un baccanale, un’irritante carezza sensuale, un letto d’amore in quei sensi incantati di sogni e di morte. "
| | | Postato da sunrise il Domenica, 20 gennaio @ 22:49:58 CET (658 letture) (Leggi Tutto... | 13 commenti | Racconti | Voto: 4.45) | | |  |  |  |  |
 | Racconti : Racconti: UN ALTRO MONDO |  |  | | 
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jonatan74 Scrivere "Un bambino viveva in un mondo incantato, pieno d’odori di profumi di sensazioni si sentiva oggetto di un amore, a colmare un vuoto di donna abbandonata, da un uomo che un giorno se n’era andato. Sentiva un abbraccio forte suadente nelle forme, legato nell'animo raggiunto dentro il cuore perforato, obbediva, ma sentiva l'invidia di non essere amato, di sentirsi obbligato a rendere omaggio alla donna che lo nutriva. Quando al mondo si affacciava, ascoltava nel profondo un confronto, nessuno mi amava in modo cosi esagerato, come quella donna, nessuno alla stessa attenzione la stessa dedizione nel vestirmi, nel coccolarmi, il bambino desiderava che quel mondo continuasse e si realizzasse in mezzo alla gente. Crescendo quel bambino viveva un conflitto di un amore perduto, che non poteva ripetersi il suo sentirsi speciale per quella donna dolcemente svaniva, ma voleva sostituirla con un’altra donna "chi mi dirà che sono lo scopo del perché sono nata?" Quell’uomo cercava di trovare degli spazi, per dipingere i fiori più belli, si vestiva con i vestiti più seducenti, fare le cose più stravaganti, perchè un giorno era certo che quel mondo sarebbe tornato, quel mondo dove lui stesso si era donato, ed il senso del perchè era nato. Solo un giorno in un campo di grano, una donna con un biglietto in mano, gli dice dolcemente e piano piano: il senso del perché sei nato, non è per quel mondo lasciato, ma per il mondo che quella donna non ti ha fatto vedere, ben venuto uomo nell'essenza di gente nata non per qualcosa, ma per essere padrone dell'essere per giocare alla vita come figlio di un mistero, che non si era ancora svelato. "
| | | Postato da sunrise il Lunedì, 29 ottobre @ 11:09:54 CET (74 letture) (Leggi Tutto... | 2 commenti | Racconti | Voto: 4.33) | | |  |  |  |  |
 | Racconti : Racconti: AVERE FAME |  |  | | 
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jonatan74 Scrivere "
C'era un uomo che viveva la sua vita in modo da sentirsi sempre affamato, inquieto desideroso di qualcosa che inesorabilmente mancava.
Quando vedeva una donna che gli piaceva era talmente attratto, che avrebbe voluto quasi mangiarla, saziarsi di lei in tutto, anelava una passione dirompente un fuoco divorante.
Ma al contrario lasciava che gli altri non mangiassero di lui, quasi che la sua carne non potesse essere desiderata, quasi che il suo essere non potesse saziare.
Quando c'erano feste lui si nascondeva con vergogna, ma i suoi occhi sprizzavano sempre voglia di cibarsi degli altri, cercavano di rubare l'amore fin quanto ce n'era fin quanto poteva.
Quando calava il giorno sentiva sempre nel cuore, qualcosa che lo spingeva dalla principessa dei suoi sogni, dove lui poteva sempre attingere acqua e pane in abbondanza
Non riusciva a vivere senza acqua e pane, non ci riusciva, quando un giorno entrò a far parte di un gruppo di persone, ognuna diversa ma ognuno desiderosa di raggiungere la stessa meta, ossia la felicità, e si accorse guardandosi da fuori di se, che quando lui mancava, qualcosa mancava alla comunità, il mondo aveva fame di lui, questo lo fece fermare e incominciò a dar da mangiare e da bere agli affamati, e lui che iniziò a bere e a mangiare, l'acqua e il pane che donava.
Dolcemente divenne un affamato sempre sazio, sazio di dare per ricevere nella stessa misura.
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| | | Postato da sunrise il Giovedì, 25 ottobre @ 11:51:30 CEST (518 letture) (Leggi Tutto... | 6 commenti | Racconti | Voto: 4.16) | | |  |  |  |  |
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| | La bellezza di un sogno
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