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 | Racconti : Racconti: La tela nell'infinito |  |  | |  |  |  |  |
 | Racconti : Racconti: La storia di Luca - Cap. XI |  |  | | 
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newwhitebear Scrivere "Simona si sentiva leggera, stanca ma appagata dalla lunga chiacchierata notturna. La mente era nitida come uno specchio appena tirato a lucido, mentre tutti i pensieri erano volati via col sorgere del sole. Maria l’ascoltava attenta mentre sorseggiava un caffè ormai freddo ed annuiva convinta. Percepiva un cambiamento benefico nella ragazza, come se l’involucro protettivo nel quale era avvolta mostrasse le prime fattezze di quello che sarebbe diventata tra non molto. Lei conosceva tutta la storia di Simona, anche se non ne aveva mai parlato direttamente, perché Lina ne aveva narrato tutti i particolari. Il padre aveva strepitato a lungo tentando di intercettare la cognata per conoscere il nascondiglio della bambina. Però era stato dissuaso dalla minaccia di uno scandalo, che avrebbe travolto tutti e lui per primo. Il destino aveva dato una mano alla zia, perché il padre una notte, tornando a casa ubriaco, era stato travolto da un auto. La sorella, sempre più debole psichicamente, non aveva retto alla perdita del marito, dapprima richiudendosi in un mutismo esasperato, poi suicidandosi per il rimorso di non averlo contrastato efficacemente. "
| | | Postato da sunrise il Venerdì, 17 luglio @ 22:03:40 CEST (85 letture) (Leggi Tutto... | 6217 bytes aggiuntivi | 1 commento | Voto: 4.5) | | |  |  |  |  |
 | Racconti : Racconti: Micol - parte 2 |  |  | | 
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newwhitebear Scrivere "Konnie era un ragazzetto di sei o sette anni, quando lo conobbe, frequentava la scuola elementare, dove aveva imparato qualche rudimento di italiano, che non aveva avuto molte occasioni di usare prima dell’arrivo di Micol. Era biondissimo con occhi azzurri slavati, molto più alto di lei, che era di statura bassa e fragile come una soprammobile di cristallo. Lei aveva i capelli nerissimi con due splendidi occhi verdi che davano luminosità ad un viso anonimo. Suo padre, Rubens, si domandava da quale componente della famiglia avesse acquisito quegli occhi, poiché loro e i parenti li avevano nocciola o una tonalità leggermente più scura. Rideva quando diceva questo a Vittoria, sua madre, che si rabbuiava in viso prima di esplodere come un vulcano in eruzione. Micol allora non capiva perché la madre alzasse il tono della voce prima di andarsene di sopra nella sua stanza sbattendo le porte.
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| | | Postato da sunrise il Domenica, 12 luglio @ 23:36:28 CEST (60 letture) (Leggi Tutto... | 8204 bytes aggiuntivi | 2 commenti | Voto: 4.75) | | |  |  |  |  |
 | Racconti : Racconti: L'incanto di Venezia |  |  | | 
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orchideanera Scrivere "

Là davanti Venezia, tormentata di pioggia, nel silenzio apparente e nel buio, nei passi affrettati di istanti vuoti, in quella luce che cambia, sgretola certezze,in un passaggio dalla veglia al sonno, suntuosa e luccicante, scontrosa e magnetica in uno strano progetto di infelicità, con mille sogni in fondo alla sua schiena di cristallo. E’ superstite per sempre, quando penetra nel mio corpo e nel mio cuore, e si ferma lì vorace, carezzevole nelle sue estasi di città di morte e d’amore, mi copre lenta con le sue illusioni, disincantata, grigia come il suo cielo, stagliata obliqua, fredda e senz’anima nell’incanto della laguna, cupa bellezza di ombre sbiadite. Si carica di memoria in quelle calli strette dove tutto può accadere, anche la vita,in un guazzabuglio di vicoli tortuosi che si aprono improvvisamente su squarci di cielo e di mare. Venezia, sinfonia e cornice, di canali fruscianti e maestosi palazzi ,con l’inganno di una luce a volte violenta come un coltello, a volte pallida, intermittente sulle onde. Quadri impressi nella mia memoria, assordanti e desolati, scolpiti in loquaci desideri, Venezia ansimante e spezzata, sobria e volubile, obliqua e incosciente, in quella melodia languidamente felice di dedali e approdi sempre diversi. Qui dove la commedia diventa rapidamente dramma, si vive di bellezza divina, di amici e nemici, di amori di sperma, saliva e dolore. Il tutto mischiato nella pietra, in un equilibrio impreciso in bilico sul tempo, nella fissità feroce di palazzi che inghiottono ogni cosa, secche alghe sulla laguna nera. Accarezzo i drammatici rilievi delle chiese, i loro contrasti cupi e accesi,neri e dorati, e mi toccano le sue notti romantiche che si plasmano sugli sbuffi dei vaporetti, oltre il rumore dell’acqua, l’occhio fisso in quell’onnipotenza divina, il barocco del tutto e del nulla. Ci conquista facilmente Venezia,ricettiva e umida,nella sua innata eleganza, dischiusa al piacere come un anemone marino, furtiva e impaurita nella fragile timidezza dei sui colori pastello, sottomessa al tempo,alla forza del passato, al torpore di lunghe sere di fine estate. E’ ricordo Venezia, uno strano posto per cercare la carne di un amore reale, stagliata tra spume e scie d’acqua, nuotatrice tra sogni evanescenti e cupole dorate, drammatica nei suoi giorni sempre uguali, dannata nelle sue lacrime d’acqua, nel turbinio di un’irritante dolcezza, un baccanale, un’irritante carezza sensuale, un letto d’amore in quei sensi incantati di sogni e di morte. "
| | | Postato da sunrise il Domenica, 20 gennaio @ 22:49:58 CET (658 letture) (Leggi Tutto... | 13 commenti | Voto: 4.45) | | |  |  |  |  |
 | Racconti : Racconti: UN ALTRO MONDO |  |  | | 
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jonatan74 Scrivere "Un bambino viveva in un mondo incantato, pieno d’odori di profumi di sensazioni si sentiva oggetto di un amore, a colmare un vuoto di donna abbandonata, da un uomo che un giorno se n’era andato. Sentiva un abbraccio forte suadente nelle forme, legato nell'animo raggiunto dentro il cuore perforato, obbediva, ma sentiva l'invidia di non essere amato, di sentirsi obbligato a rendere omaggio alla donna che lo nutriva. Quando al mondo si affacciava, ascoltava nel profondo un confronto, nessuno mi amava in modo cosi esagerato, come quella donna, nessuno alla stessa attenzione la stessa dedizione nel vestirmi, nel coccolarmi, il bambino desiderava che quel mondo continuasse e si realizzasse in mezzo alla gente. Crescendo quel bambino viveva un conflitto di un amore perduto, che non poteva ripetersi il suo sentirsi speciale per quella donna dolcemente svaniva, ma voleva sostituirla con un’altra donna "chi mi dirà che sono lo scopo del perché sono nata?" Quell’uomo cercava di trovare degli spazi, per dipingere i fiori più belli, si vestiva con i vestiti più seducenti, fare le cose più stravaganti, perchè un giorno era certo che quel mondo sarebbe tornato, quel mondo dove lui stesso si era donato, ed il senso del perchè era nato. Solo un giorno in un campo di grano, una donna con un biglietto in mano, gli dice dolcemente e piano piano: il senso del perché sei nato, non è per quel mondo lasciato, ma per il mondo che quella donna non ti ha fatto vedere, ben venuto uomo nell'essenza di gente nata non per qualcosa, ma per essere padrone dell'essere per giocare alla vita come figlio di un mistero, che non si era ancora svelato. "
| | | Postato da sunrise il Lunedì, 29 ottobre @ 11:09:54 CET (74 letture) (Leggi Tutto... | 2 commenti | Voto: 4.33) | | |  |  |  |  |
 | Racconti : Racconti: AVERE FAME |  |  | | 
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jonatan74 Scrivere "
C'era un uomo che viveva la sua vita in modo da sentirsi sempre affamato, inquieto desideroso di qualcosa che inesorabilmente mancava.
Quando vedeva una donna che gli piaceva era talmente attratto, che avrebbe voluto quasi mangiarla, saziarsi di lei in tutto, anelava una passione dirompente un fuoco divorante.
Ma al contrario lasciava che gli altri non mangiassero di lui, quasi che la sua carne non potesse essere desiderata, quasi che il suo essere non potesse saziare.
Quando c'erano feste lui si nascondeva con vergogna, ma i suoi occhi sprizzavano sempre voglia di cibarsi degli altri, cercavano di rubare l'amore fin quanto ce n'era fin quanto poteva.
Quando calava il giorno sentiva sempre nel cuore, qualcosa che lo spingeva dalla principessa dei suoi sogni, dove lui poteva sempre attingere acqua e pane in abbondanza
Non riusciva a vivere senza acqua e pane, non ci riusciva, quando un giorno entrò a far parte di un gruppo di persone, ognuna diversa ma ognuno desiderosa di raggiungere la stessa meta, ossia la felicità, e si accorse guardandosi da fuori di se, che quando lui mancava, qualcosa mancava alla comunità, il mondo aveva fame di lui, questo lo fece fermare e incominciò a dar da mangiare e da bere agli affamati, e lui che iniziò a bere e a mangiare, l'acqua e il pane che donava.
Dolcemente divenne un affamato sempre sazio, sazio di dare per ricevere nella stessa misura.
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| | | Postato da sunrise il Giovedì, 25 ottobre @ 11:51:30 CEST (518 letture) (Leggi Tutto... | 6 commenti | Voto: 4.16) | | |  |  |  |  |
 | Racconti : Racconti: Per scelta o per disattenzione |  |  | | 
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pecco Scrivere "Camminava, testa bassa, parole al vento. Ogni tanto alzava la testa e allora sembrava che quelle parole fossero rivolte a tutto il mondo. O contro tutto il mondo. Erano come i sassi che gli cadevano dalle tasche. Quei sassi che gli ricordavano chissà cosa e che ora cadevano. Cadevano come i suoi ricordi, un po' per scelta, un po' per disattenzione. Solo il suo cammino non si fermava mai. Nessun sasso a fermarlo, magari poteva cambiare direzione se qualcuno più grande gli sbarrava la strada. Anche se... grande sasso, grande ricordo. Grande ricordo che cadeva e lui, un po' per disattenzione, un po' per scelta, era un po' più libero e un po' meno contro il mondo. Forse poteva addirittura ricordare che tutto questo era nato da amore, per amore. E forse, chissà, poteva perfino sperare che tutto ciò sarebbe tornato di nuovo amore. Un po' per disattenzione, molto per scelta. "
| | | Postato da sunrise il Domenica, 30 settembre @ 22:47:53 CEST (529 letture) (Leggi Tutto... | 938 bytes aggiuntivi | 7 commenti | Voto: 4.38) | | |  |  |  |  |
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| | La bellezza di un sogno
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