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PeterManero Scrivere "
La bellezza è una forma di genio, anzi, è la più alta del genio perchè non richiede spiegazioni. Oscar Wilde
La tela nell'infinito
Come potrebbe definirsi l’inevitabile incontro fra due anime perse? O identificarne la risultante? Non ho problemi a chiamarlo con un unico e stesso nome: fato.
Nel momento in cui queste due anime si fondono in un’unica essenza, ogni tassello prende il suo posto, in un momento di estrema e perduta illuminazione il fato ha un ruolo determinante.
E chi più di me potrebbe raccontare ogni istante, ogni parola pronunciata, ogni immagine ritratta su quella meravigliosa tela ch’è l’universo e la natura tutta.
Era un mattino solare come tanti estivi che si succedevano lì, sul Gargano, dove monti e mari sono la perfetta congiunzione degli spiriti colti, come scriveva Gautièr.
Era particolarmente bella Saba, la mia migliore amica sin dai tempi del liceo, quel giorno quando ci ritrovammo sulla piazzetta, alle nostre spalle il borgo antico e davanti il mare azzurro, baciate dalla brezza fresca dell’alba che man mano andava stemperandosi. La sua chioma mora sembrava fosse tutt’uno con le spire e il suo viso era abbronzato da quel sole che tanto arride a questa terra così generosa quanto incompresa. La sua bocca regolare e lucida coronava con la sua dentatura bianca, un sorriso argentino e volitivo.
esordì Saba nel vedermi giungere.
Alzai le spalle.
Io m’avvinghiai a lei come un cucciolo voglioso di fusa.
Lei mi accarezzò la chioma avanzando verso la ringhiera. Un flash di una macchina fotografica attirò la nostra attenzione.
balbettai verso un uomo alle nostre spalle.>
disse questi con un accento straniero marcato.
Ci sentimmo lusingati, ma la sua voce suonava con delicatezza e rispetto da non suscitare alcuna nota di blandizia.
Saba mise la mano sulla fronte a mò di visiera, per fissarlo intensamente.
domandò Saba.
Saba gli si avvicinò continuandolo a fissare intensamente. Aggiunse:
<... e ne vien fuori la bellezza in tutta la sua perfezione.>
Il giovane chinò il capo intimidito, eludendo lo sguardo intenso di Saba.
A Saba gli si illuminarono gli occhi.
e le tese la mano.
rispose la mia amica ricambiando la stretta.
rispose facendo sventolare la sua macchina. Saba continuava a fissarlo con fervore, come se qualcosa a lei celato si stava svelando.
Saba aveva parlato con il cuore: adesso era Junah che aveva svelato l’arcano!
e presa la sua macchina fotografica la sollevò davanti allo scenario che s’affacciava da quella ringhiera.
Saba soggiunse:
Ancora Junah:
<... del creare l’equilibrio perfetto con la natura.>
Si fissarono intensamente, mentre Junah si scosse come se si fosse destato da un lungo sonno.
rispose accomiatandosi, Saba. Un velo di tristezza si dipinse sul suo volto: quella telefonata importante ci dava di fidanzata ricchissima e gelosissima. Ma quel pomeriggio, Saba ci andò da sola trovandolo di spalle, appoggiato alla ringhiera mentre osservava il faraglione che giganteggiava a pochi metri dalla riva. I loro occhi si fissarono salutandosi con un sorriso. Lui le porse la macchina fotografica sussurrandole in un orecchio:
Saba prese la macchina ma trovò la mano di Junah che impediva.
la tela nell’infinito, catturare i colori, le sfumature e luci intorno attraverso gli occhi spirituali e immortalarli nell’eternità, in quella bellezza perfetta, esasperata, cordiale, delicata e che non invecchierà mai.
Gli scatti si susseguirono a raffica fino al tramonto, quando il disco rosso del dì si stava inabissandosi nei recessi delle acque.
Saba fece un sospiro di sollievo, la cui luminosità fu notata da Junah. Lei scosse le spalle, si fissarono intensamente, perché anche senza parole, gli occhi parlavano per loro. Lui le sfiorò la bella chioma al vento, mentre ella chiuse gli occhi e respirò profondamente Zephiro così soavemente, impregnato com’era del profumo di mare: s’avvicinarono alla ringhiera, mano nella mano, e Junah alle sue spalle, annusò i capelli, le mani le sfiorarono i fianchi fino ai seni. Percepì il respiro di lei accelerato, inebriando come un ubriaco, le sfiorò la bocca con la sua.
Giunsi appena in tempo per defilarmi, anche se avrei voluto essere uno spirito per rimanere vicina a loro.
Quando la incontrai in piazza, l’indomani, Saba era trasfigurata in viso, completamente irriconoscibile e coperta da un’aura di grazia e luce. Ogni parola, ogni riferimento a fatti e cose, emettevano un calore coinvolgente che in lei non avevo visto mai. Junah apparve poco dopo, le prese la mano baciandola teneramente.
Saba sbiancò in viso.
Io intervenni:
Aveva il viso rigato dalle lacrime, la mia amica. Trascorsero l’intera mattinata senza staccarsi un attimo, passeggiando sulla sabbia bagnata, riparandosi dal sole ardente sotto l’ombra lasciata dal faraglione.
Quel pomeriggio stesso, Junah partì per Roma per poi volare alla volta di New York.
L’estate si concluse. Si riaprirono le scuole con tutti i preparativi per l’assalto alle librerie con i buoni per il ritiro dei testi scolastici. La mia amica viveva le giornate nell’attesa febbrile alla radio o del postino. Quando un giorno di ottobre, Saba fece ritorno dal lavoro, trovò due buste da lettera per lei. Febbrilmente aprì quella scritta a mano, decisamente più spessa e più rigida dell’altra. Vi erano delle foto, circa una ventina accompagnate da una lettera che lesse a bassa voce:
22 settembre 1961.
Mio immenso amore, eccomi finalmente a scriverti. Sono riuscito a ritagliarmi uno spazio per noi, per poterti raccontare quanto il tuo profumo, il sapore della tua bocca li porto con me costantemente, fra le foreste dove è disseminata la morte. I miei occhi vedono solo l’imperio della natura, che ricerca l’adempimento degli déi nella bellezza dell’arte. Tu sei la fonte suprema di tutto ciò, e poter fare di questa tela nell’infinito il poema più bello. Insieme a questa lettera, troverai la nostra prima opera d’arte, quella tela che c’ha uniti nel vincolo immortale del’amore. Ti amo da sempre e per sempre t’amerò.
Tuo in eterno Junah.
Una luce le brillò negli occhi, io stessa non la contenevo più per la gioia. Avevo in mano l’altra lettera, che aprii stranamente e con un repentino quanto indicibile nervosismo. La voce mi morì in gola, e porsi il telegramma alla mia amica. Senza rendersene conto, lo lesse ad alta voce:
Con grande rammarico e dolore STOP vi comunico STOP che il signor Junah Lee Prewitt STOP è caduto eroicamente STOP imboscata per mano vietcong STOP Il governo americano STOP piange un suo illustre figlio.
Saba s’inginocchiò, con occhi gonfi di lacrime levando verso l’alto il suo sguardo.
Negli anni successivi, Saba sopravvisse al dolore con il ricordo di quell’estate, perché rimase nel suo cuore e nel mio come una gemma da custodire in un cofanetto.
Nessuno parlò mai di quel fotografo solitario che trascorreva ogni intero giorno a spiegare ed avvolgere quella tela, quasi non fosse mai apparso. Nè tantomeno lo facemmo noi. Non ne parlammo neanche ai nostri futuri mariti, Anselmo e Carlo.
Anche quando Saba chiamò il suo primogenito con il nome insolito di Junah, Anselmo non replicò mai! "
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