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Ad un anno dalla creazione di questo portale dedicato all'espressione delle emozioni con parole, immagini, musica e quant'altro, sono orgogliosa di annunciare la nascita di Sospirando Blog. Cosa meglio di un blog permette di esprimere se stessi? Perciò Sospirando Blog è l'ovvia e naturale evoluzione a completamento di questo portale. Crea subito il tuo Blog iscrivendoti subito e scegliendo tra una vasta gamma di template quello più adatto a vestire le tue emozioni. In pochi minuti creerai il tuo spazio personale e scoprirai che "bloggare" non è mai stato così facile!!!
Pochi passi ed eccomi alla meta. Ecco la luce che da tanto ho desiderato. Si trova a pochi passi...ed io sono qui. Tra gli odori che la primavera regala Tra i colori che il sole emana Tra la brezza dello scirocco. Colgo ciò che di meglio c'è stato nel mio passato e con la mente cerco di rivivere le emozioni. Non è forse un quadro finito quello che ho dipinto con un dito? Ho creato le vie, gli angoli, ho dipinto gli alberi in cui mi son fermata sotto la loro ombra per riprendere fiato, ho dipinto i volti...da osservare. Ho disegnato la passione creata con il lungo andare. Ho creato i punti di partenza ed ora dipingo i punti di arrivo. Eccomi...sono arrivata. Incornicio quindi il mio disegno più bello Manca forse tanto nel mio dipinto, ma ciò che c'è lo rende bello da vedere. Mi appresto a disegnare un'altro quadro...quello del mio futuro. Questo sarà più luminoso... Gli darò tocchi di luce ad ogni angolo... Non userò il grigio e il nero. Ma solo i colori forti... Il rosso dell'amore Il verde della speranza L'azzurro...quello del mare E il rosa....della felicità.
Viaggiatori dell’Essere che navigano nell’oceano della vita, a volte smarriamo la rotta ed altre volte ci abbandoniamo alla corrente e al vento lasciandoci trasportare verso terre sconosciute. Come esploratori alla ricerca dell’Isola che Non C’è, anime di bambini racchiuse in corpi adulti, polvere di fata nelle tasche e voglia di volare nell’anima; ma prima bisogna trovare il pensiero felice per realizzare la magia...
Anonimo Scrivere "Genzano di Roma (cultura) 09/05/08, presentazione del libro di poesie “Ad Istanbul, tra pubbliche intimità”, di Enrico Pietrangeli. "
Un vecchio diario chiuso dentro una vecchia scatola di cartone. Pagine ingiallite dal tempo e dall'umido di una vecchia cantina. Lo sfoglio delicatamente con un pò di timore e un pò di curiosità Un passato tra quelle pagine Un passato vissuto tra tristezze e gioie. Amori dimenticati Amori pianti Lacrime versate su ogni riga. Una scrittura talvolta infantile Talvolta decisa e forte. Quanti segreti dentro a quelle pagine. Lo richiudo delicatamente. Ho quasi paura che si accorga di esser stato letto. Lo ripongo dentro alla vecchia scatola. Lo lascio lì...lascio che il tempo finisca d'ingiallire le sue pagine.
Ripenso alla tua mano...mentre stringevi la mia. La mia pelle ripensa alle tue carezze decise e delicate. Osservavo il tuo viso mentre la tua mano sfiorava il mio. I tuoi occhi erano due perle che splendevano come raggi di sole. Il tuo sorriso scioglieva la neve che era dentro il mio cuore per lungo tempo. Riprendi presto la mia mano che da sola si sente persa nel nulla. Stringila come solo tu sai fare.
Ennesima lunga notte in cui grovigli di parole si affollano sulla punta delle dita per poter prendere forma su questo foglio virtuale. Curioso come sia proprio la notte il momento in cui l'esigenza di scrivere diventa pressante, e quasi ogni notte riempio fogli su fogli con sequele infinite di piccole deliri privati, schegge impazzite di pensieri che si coagulano in frasi disordinate e parole che mi trascinano nel loro scorrere. Parole che catturano i miei pensieri, o pensieri che imbrigliano le parole e le mettono al proprio servizio? Non lo so, e poco importa poichè io resto spettatrice del loro fluire, spettatrice e poco più che strumento del loro liberarsi in notti come queste...
Una lacrima, che solca il mio volto ha un colore. E tutti quei colori che si avvicendano fra loro creano il mio dipinto, creano me, creano tutti gli esseri che pullulano su questa terra. Diamo colore, poichè gli appartiene, a ciò che ci sembra così asettico, così infinitamente acromatico come una lacrima. E la tavolozza si riempie di colori e pennellata dopo pennellata crea un grande dipinto, dipinto che diventa un opera d'arte, e quell'opera siamo noi. Difficile crederlo perchè il dipinto ogni tanto ha bisogno di restauri, ma ogni volta che ritocchiamo e diamo colore è nuova luce. Esseri a volte banali, puerili, insingnificanti con in mano una tavolozza che per tutta la vita si riempie di colori che vanno a mischiarsi fra loro delineando magie cromatiche insospettate. Creando un qualcosa di talmente indefinito ma totalmente definito che sorprenderà anche dopo aver esalato l'ultimo respiro. Il nostro colore sarà sparso in ogni persona che ci abbia permesso di sfiorarla!
Voi che vivete sicuri Nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera Il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo è un uomo Che lavora nel fango Che non conosce pace Che lotta per un pezzo di pane Che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna, Senza capelli e senza nome Senza più forza di ricordare Vuoti gli occhi e freddo il grembo Come una rana d'inverno. Meditate che questo è stato: Vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore Stando in casa andando per via, Coricandovi alzandovi; Ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, La malattia vi impedisca, I vostri nati torcano il viso da voi.
(Primo Levi)
Difficile esprimere ciò che sento di fronte all'orrore che ha travolto l'umanità durante l'ultima guerra... Osservo i visi di queste immagini e vedo le loro storie, storie di vite ordinarie che furono sconvolte dalla follia di un odio senza senso. Piccole esistenze comuni, come la mia e la tua, gente senza storia e che nella storia non ci sarebbe mai voluta entrare, gente semplice, ma sopratutto gente innocente la cui sola colpa è stata di essere ritenuta "diversa". Persone spogliate di ogni cosa, ma più che delle cose materiali, la follia che li uccise, avrebbe voluto spogliarle della dignità di esseri umani. E ci provarono nelle deportazioni e nella prigionia, trattandole come neppure un oggetto andrebbe trattato. Eppure io trovo molta più dignità umana in queste figure emaciate dalla malattia, dalla fame e dalla sofferenza, che nei ben pasciuti e ben vestiti carcerieri... Un mare persone furono trucidate da questa follia, a milioni di persone venne negata la possibilità di vivere... Eppure io credo che loro siano ancora vive, perchè fino a quando le ricorderemo saranno vive in noi, e il loro sacrificio non sarà stato inutile se ne onoreremo la memoria opponendoci con tutta la nostra forza ad ogni prevaricazione, ad ogni persecuzione, ad ogni nuova follia che vuole dividere gli uomini per colore o religione. Questa è una follia che non si esaurisce mai e ancora oggi nel mondo accadono atrocità simili a quella accaduta nei campi tedeschi. Non dimentichiamo e non permettiamo che continui a succedere!!
C'è un treno in mezzo alla sterpaglia, colpita da una forte foschia, tutto intorno valige aperte , chiuse. Non ci sono binari, non ci sono fermate. Io salgo su quel treno, la foschia che pian piano diventa nebbia mi attira. Getto il mio bagaglio in mezzo agli altri. Tutto mi fa desumere che il treno sia pieno di viandanti invece non trovo nessuno. Mi chiedo perchè. Poi capisco. Le anime viaggiano senza farsi vedere per potersi osservare a vicenda, tutte hanno preso lo stesso treno, intraprendono il viaggio della conoscienza,della consapevolezza. Mi accorgo che qualche bagaglio è aperto, ma nessuno abbandona una valigia aperta a meno di volerne rinfrescare il contenuto perchè spesso è necessario. I bagagli chiusi forse appartengono a chi intraprende il viaggio ma spera di ritrovare tutto come prima o non vuole più riaprire quel baule. Infondo bagagli aperti, chiusi non importa, stò andando assieme ad altri a compiere un viaggio su un treno che non ha binari, non ha fermate ed è immerso nella nebbia, io no vedo attraverso di essa ma sò che questo viaggio sconvolgerà la mia vita. Prima o poi la nebbia si diraderà e quando lo farà io avrò scelto la mia meta, la mia fermata. Non sò se rivedrò mai il mio bagaglio abbandonato fra altri in una sterpaglia. Se lo rivedrò sarà bagnato di rugiada, colorato di brina, come fili d'erba d'inverno. Sarà una valigia vecchia ma completamente nuova, perchè si è impregnata del calore e del freddo della terra e ha messo le sue radici e vi vedo crescere rami pieni di valige aperte, chiuse. Guardo ammirata è un albero bellissimo, il mio albero, la mia anima che nel viaggio su quel treno, ha raggiunto la concretezza del suo essere, della sua sapienza.
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Postato da sunrise il Domenica, 20 gennaio @ 22:51:32 CET (100 letture) (commenti? | Riflessioni | Voto: 4.33)
Là davanti Venezia, tormentata di pioggia, nel silenzio apparente e nel buio, nei passi affrettati di istanti vuoti, in quella luce che cambia, sgretola certezze,in un passaggio dalla veglia al sonno, suntuosa e luccicante, scontrosa e magnetica in uno strano progetto di infelicità, con mille sogni in fondo alla sua schiena di cristallo. E’ superstite per sempre, quando penetra nel mio corpo e nel mio cuore, e si ferma lì vorace, carezzevole nelle sue estasi di città di morte e d’amore, mi copre lenta con le sue illusioni, disincantata, grigia come il suo cielo, stagliata obliqua, fredda e senz’anima nell’incanto della laguna, cupa bellezza di ombre sbiadite. Si carica di memoria in quelle calli strette dove tutto può accadere, anche la vita,in un guazzabuglio di vicoli tortuosi che si aprono improvvisamente su squarci di cielo e di mare. Venezia, sinfonia e cornice, di canali fruscianti e maestosi palazzi ,con l’inganno di una luce a volte violenta come un coltello, a volte pallida, intermittente sulle onde. Quadri impressi nella mia memoria, assordanti e desolati, scolpiti in loquaci desideri, Venezia ansimante e spezzata, sobria e volubile, obliqua e incosciente, in quella melodia languidamente felice di dedali e approdi sempre diversi. Qui dove la commedia diventa rapidamente dramma, si vive di bellezza divina, di amici e nemici, di amori di sperma, saliva e dolore. Il tutto mischiato nella pietra, in un equilibrio impreciso in bilico sul tempo, nella fissità feroce di palazzi che inghiottono ogni cosa, secche alghe sulla laguna nera. Accarezzo i drammatici rilievi delle chiese, i loro contrasti cupi e accesi,neri e dorati, e mi toccano le sue notti romantiche che si plasmano sugli sbuffi dei vaporetti, oltre il rumore dell’acqua, l’occhio fisso in quell’onnipotenza divina, il barocco del tutto e del nulla. Ci conquista facilmente Venezia,ricettiva e umida,nella sua innata eleganza, dischiusa al piacere come un anemone marino, furtiva e impaurita nella fragile timidezza dei sui colori pastello, sottomessa al tempo,alla forza del passato, al torpore di lunghe sere di fine estate. E’ ricordo Venezia, uno strano posto per cercare la carne di un amore reale, stagliata tra spume e scie d’acqua, nuotatrice tra sogni evanescenti e cupole dorate, drammatica nei suoi giorni sempre uguali, dannata nelle sue lacrime d’acqua, nel turbinio di un’irritante dolcezza, un baccanale, un’irritante carezza sensuale, un letto d’amore in quei sensi incantati di sogni e di morte.
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Postato da sunrise il Domenica, 20 gennaio @ 22:49:58 CET (97 letture) (commenti? | Racconti | Voto: 4.33)