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 | Riflessioni : A proposito di sogni e realtà. |  |  | | 
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Vorrei, almeno per me, che tornasse il tempo in cui ci si sedeva a... guardare la radio.
Tempo in cui l'immagine incontrava ancora qualche difficoltà nell'essere trasmessa a distanza, via etere e su larga scala.
Tempo in cui il telefono, come la radio, rivestiva degnamente il suo ruolo di strumento di comunicazione.
Tempo in cui la velocità dell'essere umano non era in competizione con quella della macchina, anzi coesistevano entrambe come entità rispettosamente e degnamente distinte, in una sorta di simbiosi.
Tempo, insomma, in cui gli abusi tecnologici, oggi vissuti come protesi quasi indispensabili del nostro essere, non avevano ragion d'esistere in luce delle vere necessità.

... e nel mio piccolo mondo realmente sognante (o sognantemente reale, che definirsi si voglia), lo sto realizzando!
Certo, ho dovuto assimilare alcuni compromessi dettati da importanti necessità, talvolta di carattere vitale... ma.. via tutto il superfluo, o quantomeno ciò che attenta alla mia labile sanità mentale.
..ed ora, come ieri, e come probabilmente domani sarà, mi ritrovo felice, intimamente via via più felice di essere scaldato dai più semplici quanto importanti valori umani che da sempre costellano i sogni più belli.
Naphta
| | | Postato da naphta il Mercoledì, 05 maggio @ 15:18:59 CEST (224 letture) (Leggi Tutto... | 7 commenti | Voto: 4.5) | | |  |  |  |  |
 | Immagini : Auguri, auguri, auguri ! |  |  | | 
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8 Marzo

Sentitissimi Auguri
a tutte le Donne
dallo Staff di Sospirando.
| | | Postato da naphta il Lunedì, 08 marzo @ 09:40:07 CET (697 letture) (Leggi Tutto... | 8 commenti | Voto: 0) | | |  |  |  |  |
 | Racconti : Agli amanti e ai cacciatori per un piacere mille dolori |  |  | | 
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newwhitebear Scrivere "“Agli amanti e ai cacciatori per un piacer mille dolori.” Era questa la frase che campeggiava sopra il camino incorniciata da svolazzi di lettere e ghirlande di fiori. Klaus nella sua baita tra larici comuni e abeti bianchi era immerso nella lettura di un libro, quando un rumore lo distrasse, facendogli sollevare lo sguardo. Si guardò intorno senza notare nulla. Solo il silenzio del bosco interrotto dagli ultimi bagliori di un giorno luminoso. “Forse è la suggestione di Carmilla” si disse mentre tornava a leggere con interesse la pagina, dimenticando il motivo per il quale era entrato in ansia. Era una splendida giornata di settembre tersa e fredda come lo erano in questo periodo tra le dolomiti ampezzane. Il sole declinava dolce giocando a rimpiattino tra le cime dell’Antelao, mentre qualche raggio filtrato dal bosco illuminava la stanza. Klaus non amava la folla e detestava i turisti invadenti che sciamavano sul sentiero che lambiva la casa. Avrebbe voluto prenderli a fucilate, ma non poteva. Adesso era finita e finalmente poteva assaporare la pace che i monti intorno disperdevano tra i rami dei larici, che diventavano rossi in attesa di perdere le foglie. Stava leggendo il libro di Le Fanu, Carmilla, ed era arrivato ad un punto cruciale, quando sentì ancora dei rumori più insistenti. Si girò verso la finestra, che era illuminata da alcuni raggi, e gli sembrò di scorgere un’ombra colorata dietro quel vetro quasi opaco. “Ma non posso vedere quello che non c’è!” disse ad alta voce come per rincuorarsi e scacciare dei fantasmi, che erano ricomparsi dopo due anni nella sua mente. Eppure aveva visto un viso diafano colorato dall’iridescenza del vetro e aveva udito come un leggero grattare. Però non percepiva dove fosse l’origine della fonte rumorosa. “Sul vetro? Sul legno?” Non riusciva ad individuarla e questo lo infastidiva. Depose il libro sul bracciolo della rustica sedia di legno nel centro della stanza e avanzò cauto verso la finestra, che lentamente si spegneva nel buio della sera. “Chi è?” urlò forte in preda ad un cieco timore, mentre accendeva un lume a petrolio posto sul tavolo. La stanza era troppo buia per essere rischiarata da una sorgente così debole. Si avviò verso lo stanzino dove stava il generatore di corrente, che accendeva solo in casi estremi, perché il rumore lo disturbava. Lui preferiva la luce tremolante delle candele sul candelabro o delle lanterne a petrolio, che guizzando producevano immagini fantastiche e ombre che popolavano le pareti. Questo immaginario fatuo e esitante non suscitava paura, ma scatenava la fantasia per dare un nome alla popolazione dell’oscurità che gli teneva compagnia nella notte. Non aveva inquietudine, perché era abituato alla vita solitaria nel bosco, che non abbandonava nemmeno durante l’inverno, quando la neve occultava tutto. Adesso però un senso di terrore lo aveva preso alla gola e non gli dava scampo. “E’ solo suggestione!” ripeteva per darsi quel coraggio che era fuggito “Accendo le luci e prendo il fucile. Chiunque sia, assaggerà il caldo dei miei proiettili!” Prese la lanterna dal tavolo per avvicinarsi alla finestra e scrutò fuori. Niente. Nessuno appariva oltre il vetro imperlato di umidità. Solo le luci nascoste del bosco nel giorno morente apparvero alla sua vista. “Eppure c’era!” gridò con quanta voce aveva nel corpo “Era lei! Amanda! Sono sicuro! Non è possibile, perché l’ho vista morire!” Amanda era una splendida donna, che aveva amato per lunghi anni, finché un giorno… Lei era stata la sua amante in un paese della pianura ai piedi delle montagne, focosa e possessiva, ma poi erano fuggiti tra i monti per sottrarsi ai pettegolezzi dei compaesani e alla furia del marito. Si erano rifugiati in questa baita, che aveva comprato diversi anni prima, nascosta e solitaria nel bosco che insieme all’Antelao aveva fatto da barriera invisibile contro le malignità sul loro conto. Ricordava che erano stati giorni felici quelli trascorsi con lei. Non importava se c’erano stati tanti piccoli e grandi problemi, perché l’amore aveva vinto ogni difficoltà. E poi la natura aveva fatto il resto. Lunghe passeggiate nel bosco sognando un mondo diverso più immaginario e fantastico che reale. Rapide incursioni a San Vito o a Cortina per acquistare quello che non potevano trovare nei boschi. Battute di caccia divertenti e faticose per procurarsi del cibo fresco. Era una vita ricca di spunti emotivi che commentavano accanto al focolare tenendosi per mano. Chi era Amanda? L’aveva conosciuta bene o era stata solo una meteora nella sua vita? Lei era una splendida donna dai capelli rossi come i raggi del sole calante e due occhi di un blu intenso che parevano aver catturato tutto il cielo che stava sopra di loro. Era la moglie del farmacista del paese, un uomo gretto ed odioso, che aveva sposato giovanissima comprata dalla ricchezza che lui possedeva. Lei era la figlia di un bracciante che mendicava d’estate un po’ di lavoro e un bicchiere di vino nelle lunghe serate invernali. Da bambina avrebbe desiderato giocattoli e vestiti come tutti gli altri, ma doveva accontentarsi del nulla, osservando in disparte i coetanei che chiassosi ed allegri giocavano senza accorgersi di lei. A sedici anni era diventata una splendida fanciulla, quando Guido, il farmacista, offrì del denaro ai genitori per comprarla e sposarla. Lui era più vecchio di lei di oltre il doppio degli anni, ma era ricco, il più ricco del paese. Tutte le donne single avrebbero fatto qualsiasi cosa pur di essere richieste in sposa, mentre lui aveva adocchiato solo Amanda, dalla figura acerba ma dal fascino irresistibile. Lei aveva pianto, voleva ribellarsi ad una situazione tanto odiosa quanto umiliante, ma la madre la convinse che la povertà non sarebbe stata più di casa dentro lei. Così due anni dopo lo sposò infelice e scontenta. Aveva sempre sognato il grande Amore con la lettera maiuscola, ma aveva scoperto che era solo uno stupendo oggetto acquistato per abbellire la casa di Guido. Notti di amore senza amore si susseguivano giorno dopo giorno finché non arrivò dalle montagne vicine un montanaro alto e biondo dagli occhi grigi e luminosi. Non seppe mai il motivo per il quale Klaus era sceso a valle, né glielo chiese mai anche quando vissero insieme. Aveva avuto solo informazioni frammentarie e di seconda mano, ma questo non l’aveva disturbata più di tanto. Per lei era stato un segno del destino incontrarlo e null’altro. Subito si sentì attratta da lui e fece di tutto per conoscerlo. Percepiva che era lui il fatidico principe azzurro che aveva popolato i suoi sogni e ne divenne l’amante. Era discreto e gentile con lei quanto era ruvido e scontroso con gli altri. Finalmente si sentiva donna e poteva esternare le sue sensazioni senza finzioni. Le voci correvano mentre Guido diventava sempre più possessivo per difendere l’oggetto pagato a caro prezzo. Così Klaus le propose di fuggire tra i monti del Cadore rendendosi invisibili al mondo e lei accettò prontamente. Caricato il suo fuoristrada con tutto quello che poteva servire, una notte di mezza estate partirono per il re dei monti, il mitico Antelao e sparirono nel nulla. Guido sembrò impazzire, la fece ricercare, ma non la rintracciò mai: era veramente svanita, inghiottita dal buio. E dopo avere speso una piccola fortuna inutilmente, si rassegnò a vivere da solo. Per Amanda cominciò una nuova vita fatta di silenzi, di natura selvaggia e di molto amore. Non rimpiangeva la vita vacua e scialba con quel marito vecchio e ossessivo, che pretendeva solo sesso senza dare nulla in cambio. Aveva percepito fino a quel momento la sua esistenza come quella di una puttana, che veniva pagata a prestazioni. Adesso era diverso. Klaus la considerava una donna, da amare in silenzio, che poteva gestire il suo corpo e la sua mente come meglio credeva. Non era più un oggetto, ma il soggetto del rispetto di lui verso di lei. Aveva faticato all’inizio per adattarsi alla nuova vita priva di quei comfort che aveva conosciuto a casa di Guido, ma aveva giudicato equo il cambio. L’acqua era fredda d’estate e gelida d’inverno, le luci erano lanterne a petrolio o candele fumose. La solitudine era la compagna di tutte le ore, mentre raramente vedeva qualcuno sempre di sfuggita e quasi di soppiatto. Il cibo era quello che la natura dispensava d’estate e le molte vivande conservate d’inverno, quando erano bloccati nella baita dal tempo inclemente. Imparò ad usare le ciaspole per camminare sulla neve alta e compatta, a individuare gli animali del bosco e a rispettarli. La natura la circondava mentre lei l’osservava attenta e curiosa. Klaus le insegno a cuocere il pane nel piccolo forno in muratura di fianco alla baita, a cogliere le erbe giuste e i funghi commestibili nel bosco, a riconoscere i frutti selvatici, a cacciare con astuzia i piccoli animali che popolavano le pendici impervie della montagna. Poi imparò ad amare e rispettare la sacralità dei luoghi, trovando il giusto equilibrio tra la voglia di vivere e contemplare la natura selvaggia. Però soprattutto poteva gustare ed apprezzare l’amore che lui dispensava senza egoismi. Leggeva e annotava in un diario le sue impressioni, le sensazioni che il suo uomo le dava e che lei assaporava con lentezza. Trascorse il primo inverno osservando la neve che aveva ricoperto tutto, cancellando tutte le tracce umane con la sola eccezione delle impronte degli animali che si avvicinavano alla baita alla ricerca di cibo. A volte rifletteva se questa era la vita che aveva sognato durante le lunghe veglie nel letto di Guido, mentre Klaus la stringeva forte alle spalle. “Perché pormi questa domanda” si diceva mentre annotava sul diario “Klaus mi fa sentire una donna. E’ tenero ed affettuoso come il primo giorno. Sotto la scorza dura e ruvida si annida una dolcezza senza uguali. E’ veramente singolare che un montanaro solitario e silenzioso ami leggere e sappia trasmettere questa sua passione agli altri”. Nella baita non mancavano mai i libri, che andavano ad acquistare nella vicina Cortina. Ed era stata contagiata da questo interesse, che prima di conoscerlo non l’aveva nemmeno sfiorata. Così nelle lunghe giornate invernali, chiusi fra le quattro pareti dal muro di neve esterno, stavano seduti accanto al grande cammino crepitante a leggere e commentare le loro letture. I giorni scorrevano mai uno uguale all’altro e le stagioni si alternavano senza sentire il desiderio di tornare a vivere in un paese o città. Anzi quando si recava a San Vito o Cortina per gli acquisti percepiva che la folla l’infastidiva e aspettava con impazienza di imboccare il sentiero che l’avrebbe ricondotta alla baita. Quando il fuoristrada iniziava ad inerpicarsi tra gli abeti del bosco famigliare, si rilassava perché si sentiva finalmente a casa. “Siamo a casa, se Dio vuole!” diceva allegra e rilassata, mentre Klaus procedeva con attenzione sullo sterrato. E lui pronto a ribattere “Ma se fino a cinque secondi fa sbavavi per restare a Cortina! Allora mentivi? Le paste del pasticciera Alverà ti sono state indigeste? Non mi pare, visto che un bel vassoio è in bella mostra dietro di te”. E loro a ridere perché avevano lasciato dietro di sé rumori e smog. Il rapporto era solido perché era basato sul reciproco rispetto, su un feeling di interessi comuni, su un’intesa sessuale che non lasciava insoddisfatti nessuno dei due. Amanda dopo il primo inverno duro da comprendere aveva capito che lei non era prigioniera della natura, ma per penitenza accettava rimanere chiusa dentro la baita. Però era una penitenza piacevole, perché bastava che il cielo non minacciasse bufera per indossare le ciaspole, aggirandosi silenziosa nel bosco. Al ritorno era gradevole accostarsi al grande camino per sciogliere il ghiaccio che incrostava i capelli, e poi dentro la grande vasca piena di acqua bollente a dissolvere gli ultimi residui di freddo, mentre Klaus le massaggiava delicatamente la schiena. L’inverno era lungo, ma la primavera era salutata da un tripudio di verde e di fiori, mentre lei si aggirava nel bosco con l’aria frizzante che le baciava la fronte. La neve sciogliendosi aveva impastato di fango ogni cosa, mentre il sole tentava di asciugare l’abetaia, che si andava riempiendo di gemme. Amanda adorava questa stagione della rinascita, mentre Klaus lavorava per riparare i danni che l’inverno aveva provocato. Ormai Guido era un pallido ricordo, che sbiadiva etereo come un fantasma. Lei tutte le sere ringraziava Iddio per aver conosciuto questo uomo, che considerava come la provvidenza divina. Klaus rammentò che erano passati diversi anni tutti felici e ricchi di amore, finché un giorno…
Lui non voleva ricordare, ma ora doveva. Aveva messo in cantina questi ricordi dolorosi, sepolti sotto il gigantesco abete che stava di guardia alla loro felicità, ma adesso sembravano usciti dal loro rifugio e aleggiavano intorno alla baita. Era una bella domenica di luglio di molti anni prima ed era uscito col suo fucile sulla spalla. Voleva cacciare .. adesso non ricordava più con precisione qual’era l’animale oggetto delle sue attenzioni. Sapeva solo che si intrufolava nella dispensa a saccheggiarla e voleva mettere fine a queste scorribande. Amanda l’aveva supplicato di non dargli la caccia. “Klaus” gli aveva detto, quando lo aveva visto imbracciare il fucile per uscire “lascia perdere! Non da fastidio a nessuno! Preleva qualcosa e poi fugge”. “No!” gli aveva risposto duro “Le sue incursioni devono finire!” Sembrava quasi presagire quello che sarebbe successo, ma lui non la volle ascoltare. Si inoltrò nella macchia seguendo le tracce lasciate sul terreno con la vista alterata dall’ira. Trovò la sua tana, ma non la volpe. Però era sicuro che era nascosta nelle vicinanze giocando a guardie e ladri con lui. Vide la coda fulva che scivolava silenziosa in un groviglio di felci e arbusti spinosi. Prese la mira e sparò. Un urlo umano scosse la mente, mentre atterrito si avvicinava. Accasciata in una pozza di sangue stava lei, il suo amore e non la volpe. “Perché ti sei nascosta lì?” chiese ad un corpo insanguinato per terra che stava esalando gli ultimi battiti. “No! Non puoi andartene così!” urlò mentre la sollevava da terra per correre alla baita. La stringeva a sé, mentre volava incurante degli sfregi dei rovi verso il loro rifugio. “Non posso perderti! Come potrò sopravvivere?” e quasi incespicando in una radice sporgente rischiò di franare a terra. Il respiro era sempre più debole, mentre lei era incosciente. Klaus sapeva che non ce l’avrebbe fatta e che una corsa all’ospedale era inutile. La depose sul letto, tamponando la ferita, ma ormai era volata via. Rimase a guardarla inebetito, incapace di prendere una decisione. La vegliò per tutta la notte, maledicendosi di avere sparato alla cieca. “Ho sempre detto che colpire senza inquadrare la vittima è da criminali! Ora sono un criminale! L’ho uccisa e nulla la potrà riportare in vita” ed era scosso da singhiozzi. Il giorno dopo scelse il grande abete che sovrastava la baita come ultimo riposo per Amanda. Trascorsero alcuni giorni di apatia e disperazione, poi lentamente riemerse dalle tenebre dell’orrore per quello che aveva commesso. “Sono un assassino. Ho ucciso Amanda e non sconto il mio errore”. Percepiva intorno a lui il vuoto, non la solitudine, perché era come se la natura lo avesse rinnegato ed emarginato per quello che aveva commesso. Però aveva due alternative o sopravvivere o uccidersi. L’istinto di sopravvivenza ebbe la meglio sui rimorsi, che lentamente finirono sottoterra. Adesso il terrore era tornato e tutte le certezze erano svanite. “Sono sicuro! Era lei!” disse ad alta voce per convincersi che era un brutto sogno. Dietro al vetro illuminato dagli ultimi raggi della giornata era comparsa la sua figura che voleva entrare in quella che era stata la sua vera casa. Lei si era sentita abbandonata. Mai un fiore per ricordare il 14 di luglio. Mai una muta preghiera per la sua anima dannata. Mai un senso di colpa gli aveva tenuto compagnia in questi due anni. E adesso voleva vendicare l’amore tradito. Klaus si aggirava per la stanza con la lanterna, aveva accesso le luci in tutta la baita, ma sentiva che Lei era lì silente e pronta a colpire. “Il suo fantasma sta qui accanto a me. Ma sono cieco e non riesco a vederla” e con lo sguardo perduto nel buio della notte si sedette aspettandola. Passarono le ore e le luci cominciarono a tremolare prima di spegnersi. Adesso Klaus era immerso nell’oscurità della notte, ma percepiva solo il respiro affannoso che usciva dal petto. “Amanda! So che sei qui. Sento la tua presenza. Aspetto che tu decida cosa fare di me” e tacque. Il sole del mattino lo colse ancora seduto sulla sedia di legno.
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| | | Postato da naphta il Lunedì, 08 febbraio @ 16:56:59 CET (508 letture) (Leggi Tutto... | 12 commenti | Voto: 4.33) | | |  |  |  |  |
 | Poesia : Auguri |  |  | | 
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Auguri di ottime festività
e di tanta serenità
a Voi Tutti

dallo Staff di Sospirando !!
| | | Postato da naphta il Lunedì, 21 dicembre @ 10:35:00 CET (183 letture) (Leggi Tutto... | 9 commenti | Voto: 0) | | |  |  |  |  |
 | Racconti : Purezza di un amore |  |  | | 
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armandoc Scrivere "Due volti rosei si volsero alla luce di una languida lampada. Due ragazzi stavano gustando lo spettacolo della sera che arrivava e l’aria fresca ma non ancora troppo frizzante. Più e più volte si erano trovati in quel recesso per fare due chiacchiere in pace a scambiarsi innocenti segreti di innamorati. Ci sono ferite che guariscono solo col balsamo del cuore. Era una vera donna lei, non come tante farfalline senza femminilità che si vedono in giro, che mettono in mostra ciò che non hanno. Lei bramava di saper tutto, di perdonare tutto se mai si fosse innamorato di lei, fargli dimenticare ogni ricordo del passato. Forse allora lui l’avrebbe abbracciata, da vero uomo, premendo contro di sé il suo morbido corpo, e l’avrebbe amata, la sua fanciullina, solo perché è lei. Quando la vide avvicinarsi lei gli vide tirar fuori le mani di tasca e mettersi a giocherellare nervosamente con qualcosa, guardando avanti a sé. Per quanto indovinasse la sua indole passionale, lei gli vedeva anche un assoluto dominio di sé. Un momento prima era là, affascinato da una bellezza che gli aveva fatto spalancare gli occhi, e il momento seguente era un posato giovane dall’espressione grave, il dominio di sé impresso in ogni tratto della sua distinta figura. Lui le appoggiò la guancia sui capelli, le accarezzò la schiena come se fosse una bambina. Avrebbe voluto rimanere così per sempre anche se il un po’ di paura l’assalì. Quando inclinò la testa lui la baciò. No, non era spaventoso. E non c’era nulla di minaccioso, di violento e di incontrollabile. Quel bacio era un piacere condiviso. Le labbra si dischiusero, lei percepì il tocco della punta della lingua e si irrigidì. Le solleticò le labbra fino a quando la sentì rilassarsi e le succhiò il labbro inferiore. Una leggera vertigine la colse all’improvviso. “Cosa c’è?” disse “Socchiudi la bocca.” Sentì la lingua che le sfiorava le labbra, passava sui denti e si insinuava in bocca. Lei si scostò, alzò di nuovo il viso e chiuse gli occhi. Dopo un momento sentì la bocca che cercava la sua. Aprì le labbra, esitò e poi, nervosamente, gli insinuò la lingua tra i denti. Fu colta da una sensazione di rapimento; l’assalì l’impulso di trattenerlo, di toccargli la pelle e i capelli, sentire i suoi muscoli e le sue ossa, essere in lui e averlo dentro di sé. Quando le lingue si incontrarono anziché essere imbarazzata e sentire repulsione, provò un gemito di piacere in quel gesto così intimo. Ansimavano entrambi. Lui le prese la testa tra le mani, lei gli accarezzò le braccia, il dorso, i fianchi, i muscoli contratti. Il cuore le martellava nel petto. Finalmente interruppe il bacio e cercò di riprendere respiro. Lo guardò. Era rosso in viso e affannato, e sul suo volto ardeva il desiderio. Dopo un momento si chinò di nuovo verso lei ma, invece di baciarle la bocca, le alzò il mento le baciò la pelle delicata della gola. Le sfuggì un gemito di piacere. Lui allora abbassò ancor più la testa e le passò le labbra sulla curva del seno. I capezzoli erano inturgiditi sotto la leggera camicia, ed erano insopportabilmente sensibili. Le chiuse le labbra su un capezzolo e lei sentì sulla pelle il calore del respiro. “Piano”, mormorò timorosa. Le baciò il capezzolo attraverso la stoffa della leggera camicia, ma per quanto fosse delicata, lei provò una sensazione intensa di piacere come se l’avesse morsa. Poi le si inginocchiò davanti. Gli premette il viso contro il grembo. Fino a quel momento tutte le sensazioni si erano concentrate sui seni: ma adesso, all’improvviso sentiva il fremito discenderle verso l’inguine. Prese il bordo della camicia ed iniziò a sollevarla fino alla vita, si sporse e la baciò dolcemente, proprio là, come se fosse la cosa più adorabile del mondo. Lei si inginocchiò di fronte a lui. Ansimava come se avesse corso per un’ora. Lo voleva. Aveva la gola inaridita dal desiderio. Gli posò le mani sulle ginocchia, e ne insinuò una dentro i pantaloni. Non avevo mai toccato un uomo: era caldo e asciutto e duro come il legno. Lui chiuse gli occhi ed emise un gemito dal profondo della gola mentre lei lo esplorava con la punta delle dita. Gli sollevò la maglia, si chinò e lo baciò come lui l’aveva baciata, con un tocco lieve delle labbra. All’improvviso provò il desiderio di mostrargli il seno, e si alzò di nuovo. Lui aprì gli occhi mentre lei si sfilava la camicia buttandola via. Adesso era completamente nuda. Era un po’ intimidita, ma era una sensazione piacevole, deliziosa e indecente. Le fissava i seni come se fosse ipnotizzato. “Sono bellissimi”, disse. Tese la mano destra e le toccò il seno sinistro, dolcemente. Lei abbasso gli occhi per guardare, ma desiderò che quel tocco diventasse un po’ più deciso. Gli prese le mani e se le premette sui seni. “Più forte” disse, “voglio sentirti di più”. Quelle parole lo accesero. Le strinse i seni, le prese i capezzoli tra le dita e li pizzicò, abbastanza per farle un po’ male. La sensazione la fece impazzire. Non pensò più a nulla, completamente dominata dal contatto dei loro corpi. “Spogliati” disse lei, “voglio guardarti”. Allora si tolse tutto e le si inginocchiò davanti. Era bianco e magro con le spalle e i fianchi ossuti, solido e agile, giovane e fresco. Provò l’impulso di baciargli il petto. Si protese e gli passò le labbra sui capezzoli piatti che si contrassero, così come si erano contratti i suoi. Li succhiò dolcemente, per fargli provare lo stesso piacere che lui le aveva dato. Le accarezzò i capelli. Voleva sentirlo dentro di sé. Gli prese la mano e se la mise tra le gambe. “Toccami” disse, “toccami anche dentro”. Dopo averla vista gemere per il piacere le si stese sopra, appoggiandosi su un gomito e le baciò la bocca. Lei lo senti penetrare un po’ e poi fermarsi. Lo senti di nuovo spingere. Le fece più male di quanto si aspettasse, ma fu solo per un momento; poi si senti meravigliosamente. Lo guardò. Lui si tirò indietro un poco, spinse di nuovo, e spinse anche lei. Cominciò a muoversi ritmicamente. Gli affondi continui le facevano scorrere un palpito di piacere nell’inguine. Sentiva i piccoli ansiti eccitati che le sfuggivano ogni volta che i loro corpi s’incontravano. Lui si abbassò, le toccò i capezzoli col petto e lei sentì il suo alito caldo. Gli affondò le dita nella schiena forte. Gli ansiti si mutarono in grida. Provò l’impulso di baciarlo, gli affondò le mani tra i capelli e l’attirò più vicino. Gli baciò le labbra con forza, gli insinuò la lingua nella bocca e si mosse più in fretta. Sentirlo dentro di sé mentre gli teneva la lingua in bocca la stravolgeva di piacere. Poi un grande spasimo la scosse e gridò più forte. Aprì le palpebre, lo guardò negli occhi e un’ondata l’assalì, e poi un’altra, quindi lo sentì sconquassato da una convulsione. Anche lui gridò e nello stesso momento si sentì un fiotto caldo dentro. E si accese ancora di più, e il piacere la scosse tante volte che perse il conto fino a che la sensazione iniziò a svanire. A poco a poco lui si abbandonò, inerte e immobile. Era troppo esausta per parlare o per muoversi, ma sentiva il peso gravarle addosso, i fianchi ossuti premere sui suoi, il petto che premeva contro i suoi seni morbidi, la bocca vicino l’orecchio. Il respiro divenne leggero e regolare, il corpo si rilassò completamente. Si era addormentato disteso su di lei. Con un movimento gli si avvicinò al volto. Unì le labbra alle sue e lesse in quel viso rilassato il significato di quei momenti. Non era pesante. Avrebbe voluto che rimanesse così per sempre, addormentato sopra di lei. Chiuse gli occhi. Si era arresa a lui, anima e corpo, di nulla consapevole al mondo. Quei momenti le premevano il cervello come se fossero stati il veicolo di un vago discorso; e tra essi sentì una pressione dolce e misteriosa, più tenebrosa del languore del peccato, più morbida di un suono o di un odore. E subito dopo lo seguì nel sonno.
 "
| | | Postato da naphta il Giovedì, 19 novembre @ 11:49:11 CET (291 letture) (Leggi Tutto... | 14 commenti | Voto: 4.66) | | |  |  |  |  |
 | Poesia : Poesie: Autunno |  |  | | 
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veronica Scrivere "
Di assenze e di silenzi
si veste il tempo nuovo
mentre cadono stanche
le lancette dal quadrante
sull’asfalto bagnato
nel freddo imminente
annegheranno le ore
resteranno ad attendere
rivangando i ricordi
sino al prossimo sole "
| | | Postato da sunrise il Mercoledì, 16 settembre @ 12:27:39 CEST (746 letture) (Leggi Tutto... | 16 commenti | Poesie | Voto: 4) | | |  |  |  |  |
 | Poesia : Tu, universo d’amore |  |  | | 
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veronica Scrivere "Quando un giorno ti accorgerai
che ho volato in mille universi
vivendo appieno la mia vita
non crucciarti
perché il nostro universo
è stato il più bello
quello in cui ho sostato di più
e dove ho deciso di vivere
l’unico dove ho conosciuto l’amore
quello dove l’ho vissuto intensamente
e che mi ha donato la gioia e il dolore
che ogni vita vera deve affrontare
per vivere appieno
Tu il mio universo reale
fatto di calda terra
di sole e di mare
di ore vissute
di giorni di anni
di lacrime e risa
di calde carezze
di baci d’amore
di vita vissuta
tu il mio specchio
in cui riflettermi
ogni mattina
al risveglio dei sogni.
Quei sogni
in cui volavo libera
in galassie lontane
dove mai il mio piede posava
ma era bello guardare sospesa
la luce di quelle stelle
che mi circondavano di calore
ridandomi l’energia
per ripartire e tornare da te
sempre
Solleva gli occhi
e guarda quelle stelle amiche
un giorno vedrai anche me
sarò li ad aspettarti
e con un filo d’argento
ti legherò a me per sempre
saremo una nuova galassia
in questo universo d’amore. "
| | | Postato da sunrise il Sabato, 29 agosto @ 02:02:54 CEST (488 letture) (Leggi Tutto... | 15 commenti | Voto: 5) | | |  |  |  |  |
 | Cronaca, attualità, costume... : Attualità: Circolo Fotografico ''Le Conce'' (Alghero) |  |  | | 
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Anonimo Scrivere "
Ecco il motivo della mia "latitanza" di quest'ultimo periodo!... Collaborare ad organizzare e "mettere in piedi" questa mostra ha assorbito gran parte del mio tempo, ma... ECCOCI QUA!!!

Dal 13 di agosto i soci del Circolo Fotografico "Le Conce" espongono i loro scatti in questa mostra collettiva. Se siete in zona siete assolutamente invitati!!!
Vi aspettiamo!
"
| | | Postato da sunrise il Giovedì, 13 agosto @ 00:29:19 CEST (450 letture) (Leggi Tutto... | 11 commenti | Attualità | Voto: 5) | | |  |  |  |  |
 | Poesia : Poesie: della luna, del sole, e... |  |  | | 
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Donatella44 Scrivere "a strappo di cuore le costole divaricate di luna in luna nelle notti immedicate dalla gloria vandalica degli uragani, dagli anni delle viscere: ora chiedo cieli allo spirito, recessa dentro me stessa a cercare le colpe delle attese, a bere pioggia come pianto evaporato nelle fughe solitarie. nessuno più a stringermi i polsi, il sangue fluisce indifferente nelle cannule d'artificio a ricordarmi d'amore materno i sorrisi aperti al sole e il lungo cammino fra i canneti d'angustia. forse che io non sono più madre nell'urlo lacerato dal parto, misericordia di un segno? abiti di povertà sul grembo afflosciato ascoltando i rintocchi persi, crudeli, adesso pallore di lucerna quasi alla fine dell'anima. Tempo, forse... tempo, persuasore d'ogni rinuncia.
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| | | Postato da sunrise il Domenica, 02 agosto @ 18:58:44 CEST (433 letture) (Leggi Tutto... | 12 commenti | Poesie | Voto: 3.33) | | |  |  |  |  |
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| | La bellezza di un sogno
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